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venerdì 12 aprile 2013

Caccia alla volpe: L'Oipa Italia Onlus risponde alla Provincia


L'Oipa Italia Onlus sezione di Teramo negli scorsi giorni ha lanciato l'iniziativa delle e-mail di protesta contro la caccia alla volpe autorizzata dalla Provincia di Teramo di recente, riscontrando la partecipazione di numerose persone ed associazioni da tutta Italia “ sono arrivate all'Assessorato alla caccia centinaia di e-mail da Nord a Sud del paese, sono nati gruppi di mailing list per bloccare questa pratica barbara ed incivile in un periodo estremamente delicato per le volpi poichè in piena riproduzione ed allevamento della prole. Altri animali selvatici, come i volatili autoctoni e migratori iniziano la nidificazione nelle nostre zone, e in tal modo vengono inevitabilmente "disturbati" dalla "braccata". Come al solito non si tiene conto dell'80,1% degli italiani contrari alla caccia (dati EURISPES), nè della morte fine a sè stessa di questi mammiferi. Il "piano contenitivo" così come è stato definito ha sempre come fine ultimo l'uccisione di esseri senzienti, cosa non gradita non solo agli animalisti ma da gran parte dell'opinione pubblica in quanto lede fortemente l'etica delle persone. Come possono questi "volontari" (come le guardie venatorie) arrogarsi il diritto di procurare la morte legale di esseri indifesi? La violenza fine a sè stessa e la morte di animali gratuita verranno sempre additate non solo dagli animalisti ma da tutti”.

lunedì 8 aprile 2013

Caccia alla volpe: è polemica tra Provincia e WWF


La Provincia di Teramo risponde con una nota stampa al WWF, che aveva polemizzato sulla decisione di consentire la caccia alla volpe nella nostra provincia:
“In replica alle obiezioni mosse dal WWF e dagli animalisti al Piano di contenimento della volpe, gli uffici tecnici del settore fanno presente che: “L’art. 44 della Legge Regionale sulla protezione della fauna e sulla caccia - L.R. 28 gennaio 2004, n° 10 - affida alle Province il compito di autorizzare specifici piani di contenimento di tali specie. In particolare la norma prevede che le Province possono autorizzare piani di abbattimento d’intesa con gli ATC; piani che nelle zone vietate alla caccia viene esercitato sentito l’ISPRA mentre questo parere non è contemplato nei territori di caccia libera ed è questo il caso del Piano autorizzato dalla Giunta.
Nel caso della volpe gli autori ed i tecnici la indicano come una specie in grado di influire negativamente sugli incrementi riproduttivi delle specie di piccola selvaggina quali lepri, fagiani e starne principalmente, oltreché insidiare costantemente pollai, strutture zootecniche, ecc.. Si tratta di catturare o abbattere, un numero ben circoscritto di capi, spesso distinguendo anche la classe d’età e di sesso, con metodologie controllate ed alla presenza di Guardiacaccia. In alcuni casi, ed è quello delle volpi e dei cinghiali, le tecniche utilizzate coincidono con quelle dell’attività venatoria, ma questo non vuol dire si tratti di caccia liberalizzata. Nella fattispecie specifica, il Piano è stato redatto dagli Ambiti Territoriali di Caccia Salinello e Vomano seguendo le indicazioni della legislazione regionale e sulla base della relazione tecnica di un agronomo”.
A questo proposito l’assessore all’attività venatoria, Giuseppe Antonio Di Michele, dichiara: “Il piano ha la durata di appena 15 giorni, anche se le operazioni si concentrano in 6 in quanto la sua attuazione è affidata a forze volontarie, e si concluderà domenica 14 aprile.. Le metodologie utilizzate sono le medesime che l’ente adotta nei propri territori di competenza da circa 15 anni; al termine gli ATC consegneranno alla Provincia una relazione conclusiva con tutti i verbali redatti dagli operatori per l’elaborazione dei dati statistici”.

lunedì 3 dicembre 2012

WWF: no alla caccia del cervo e del capriolo


Il WWF e l’associazione Animalisti Italiani nei giorni scorsi hanno depositato al Tribunale Amministrativo Regionale di L'Aquila un nuovo ricorso contro l'approvazione da parte della Giunta regionale della Regione Abruzzo di un regolamento che apre la strada alla caccia a cervo e a capriolo.
Il regolamento, contenuto nel documento “Indirizzi generali per la gestione delle popolazioni di Cinghiale e principi generali per la gestione delle popolazioni di Cervo e Capriolo”, era stato approvato dalla Giunta Regionale nel 2011, ma, stranamente, la delibera era stata pubblicata sul BURA solo il 26 settembre 2012 probabilmente per permettere l'immediata approvazione di ulteriori provvedimenti attuativi all'Amministrazione Provinciale di Pescara il 4 ottobre scorso (discussione poi rinviata a causa dei dubbi insorti tra gli stessi cacciatori). Alla pubblicazione sul BURA è seguita una forte presa di posizione da parte dell'opposizione in Consiglio Regionale sulle modalità di approvazione del documento che avrebbe leso le prerogative del Consiglio. I dubbi dell'opposizione hanno trovato conferma nel parere del Collegio per le Garanzie Statutarie della Regione che ha riaffermato la natura regolamentare del provvedimento e, quindi, la competenza del Consiglio Regionale e non della Giunta per la sua approvazione.
“La Giunta Regionale, a seguito del parere del Collegio, avrebbe dovuto immediatamente ritirare la delibera ammettendo di aver compiuto un passo falso”, dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia. “Abbiamo aspettato fino all'ultimo un ravvedimento operoso che non c'è stato e siamo stati costretti a depositare l'ennesimo ricorso al TAR in materia di caccia. È deprimente pensare quante risorse pubbliche – tra impegno dell'avvocatura, dei giudici e dei funzionari – si devono perdere per un provvedimento che non solo è stato censurato dal Collegio delle garanzie Statutarie, ma che ha visto anche una vera e propria sollevazione popolare dei cittadini abruzzesi che sono contrari alla mattanza di animali come cervo e capriolo. Il buon senso e la decenza avrebbero consigliato di evitare un inutile contenzioso visto che il provvedimento, a nostro avviso, è illegittimo non solo per la procedura di approvazione seguita, ma anche per i contenuti. Infatti vi sono evidenti contrasti con la Legge quadro sui parchi del 1991, visto che il regolamento prevede che siano le province ad autorizzare l'ingresso di cacciatori nelle aree protette in aperta violazione delle norme nazionali. Purtroppo il Presidente Chiodi ha perso un'occasione per richiamare il suo assessore Febbo ad una gestione della materia venatoria più attenta alla tutela degli interessi collettivi e non a quella delle parti più estremiste del mondo venatorio, dopo anni di sconfitte davanti a TAR, Consiglio di Stato e Corte Costituzionale”.
Ancora una volta il WWF ringrazia l'Avv. Michele Pezone che ha curato l'atto di ricorso e rivolge un appello ai cittadini abruzzesi affinché aiutino WWF ed Animalisti Italiani a sostenere le spese per tutti questi contenziosi che le due associazioni sono costrette ad affrontare per difendere la fauna abruzzese.
(Fonte : www. http://lagramigna.blogspot.it)

domenica 25 novembre 2012

Stagione venatoria: respinto il ricorso di Federcaccia


Il Consiglio di Stato respinge l'appello di Federcaccia sul calendario venatorio 2012-2013 della Regione Abruzzo. Si conferma la validità della sospensiva del TAR che, su ricorso del WWF e degli Animalisti Italiani, aveva censurato il calendario venatorio varato dalla Giunta regionale.
Il TAR Abruzzo (sede di L'Aquila) a settembre aveva emesso un decreto “inaudita altera parte”, i cui contenuti erano stati ad ottobre confermati con un'ordinanza. In sintesi, il TAR aveva bocciato le decisioni della Regione sulla caccia nelle aree SIC e ZPS (per assenza della Valutazione di Incidenza) e in quelle del PATOM particolarmente importanti per l'Orso bruno. Inoltre il TAR aveva decretato lo stop alla caccia per ben otto specie in stato sfavorevole di conservazione (Allodola, Quaglia, Tortora, Beccaccia, Marzaiola, Beccaccino, Moriglione e Pavoncella) e sancito il divieto di uso di munizionamento con piombo nelle aree importanti per Nibbio reale e Grifone. Successivamente all'ordinanza del TAR la Regione ha varato un nuovo calendario venatorio recependo quasi tutte le indicazioni dell'ordinanza del TAR.
Dichiara Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia “Grazie all'azione del WWF e degli Animalisti italiani decine di migliaia di individui di specie in declino saranno salvi. E' l'ennesimo successo di WWF e Animalisti Italiani davanti ai giudici sulla deregulation venatoria che per troppi anni ha afflitto l'Abruzzo. La linea degli estremisti della caccia, rappresentati in Abruzzo dalla principale associazione venatoria, Federcaccia, sta fallendo clamorosamente. Il lassismo o, peggio, l'atteggiamento filo-venatorio delle varie amministrazioni regionali negli ultimi anni avevano evidentemente abituato i cacciatori ad essere accontentati su qualsiasi richiesta a scapito della conservazione del patrimonio faunistico che è di tutti. Trovano piena conferma nella decisione del massimo organo della Giustizia Amministrativa le pesanti censure che il TAR Abruzzo aveva sollevato rispetto al calendario venatorio della Giunta Regionale che, indirettamente, incassa una nuova sconfitta. Per questo successo voglio ringraziare particolarmente l'intera famiglia degli Avvocati Pezone, Michele, Alfonso e Fabio, che hanno assistito validamente le associazioni per resistere al ricorso della Federcaccia. e gli attivisti del WWF Abruzzo, dal referente delle Guardie Claudio Allegrino al nostro referente in consulta regionale della caccia Augusto De Sanctis. Senza l'impegno appassionato di queste persone l'Abruzzo sarebbe ancora una terra in preda alla deregulation venatoria”.

domenica 7 ottobre 2012

L’Abruzzo apre alla caccia del cervo e del capriolo. Il WWF sul piede di guerra


Il WWF esprime la propria ferma opposizione al provvedimento varato dalla Giunta Chiodi volto ad introdurre per la prima volta in Abruzzo, la regione dei parchi, la caccia al cervo e al capriolo. Ma c'è di più..
Il nuovo regolamento demanda alle province la possibilità di autorizzare l’ingresso dei cacciatori nelle aree protette come parchi e riserve.
Il WWF, non appena letto il regolamento pubblicato sul BURA, ha iniziato a lavorare ad un ricorso al TAR per cancellare questo atto che è contrario alla sensibilità verso l’ambiente che in questi decenni è cresciuta nei cittadini abruzzesi. Ricordiamo che già nel 2004 l’allora assessore Sciarretta provò ad aprire la caccia al cervo e al capriolo. In poche settimane il WWF raccolse nelle piazze della regione ben 15.000 firme di abruzzesi indignati per questa ipotesi e l'allora governo regionale fece dietrofront.
Il Regolamento ora approvato contiene numerose illegittimità.
Una vera e propria enormità appare il maldestro tentativo di andare addirittura contro la Legge quadro nazionale n. 394/91 sulle aree naturali protette, che assegna esclusivamente agli enti gestori la potestà di autorizzare, in situazioni estreme, piani di abbattimento.
Il Regolamento, pur richiamando all’inizio la stipula di generici accordi con le aree protette, alla fine nell’articolato delega esclusivamente alle Province la possibilità di autorizzare i cacciatori ad entrare nei parchi per sparare, il che, oltre che inaccettabile, è anche palesemente illegittimo! Ci sono, inoltre, plurime violazioni della stessa Legge regionale sulla caccia n. 10/2004 che in alcune parti verrebbe addirittura innovata dalla Giunta senza passare per il Consiglio!
È stupefacente che nel regolamento per la gestione di queste specie non si citino affatto le efficaci misure di prevenzione di eventuali danni a colture (recinzioni elettrificate; dissuasori olfattivi ecc.) e per gli incidenti stradali (catarifrangenti speciali, anche con emissioni sonore, per spaventare gli animali per non fare attraversare le strade).
Purtroppo in Abruzzo sono adottati, con successo, esclusivamente da alcune aree protette mentre la Regione non solo latita completamente, ma ora si dimentica addirittura di citarli!
A nulla vale il tentativo di minimizzazione operato dalla Regione sulla estrema gravità di questo Regolamento. L’atto adottato dalla Giunta parla espressamente di abbattimenti di cervidi in tutto il Titolo II non a caso intitolato “Gestione faunistico-venatoria dei cervidi”! E l’articolo 6 descrive puntualmente come si autorizzerà l’abbattimento di questi animali mentre l’articolo 7 è dedicato al tipo di armi da usare.

martedì 2 ottobre 2012

La Federcaccia chiede regole certe


Il Tribunale Amministrativo Regionale si esprimerà il prossimo 10 ottobre sul ricorso presentato dal Wwf e altre associazioni che ha portato alla sospensione della caccia per alcune specie e interdetto provvisoriamente la caccia nelle aree conosciute, con gli acronimi Patom, Zps e Sic, che rappresentano porzioni di territorio dove l’Europa invita le nazioni a tutelare gli habitat consentendo però tutte le attività umane, nessuna esclusa.
In merito al ricorso al Tar Federcaccia Abruzzo ha presentato opposizione “ad adiuvandum” a quella presentata dalla Regione Abruzzo. Federcaccia “punta ad arrivare a una definizione complessiva della materia affinché ogni anno non si ripresenti sempre la problematica che strumentalmente crea confusioni e incertezze in occasione dell’apertura della stagione. Siamo certi che il calendario di quest’anno è stato redatto in maniera corretta, tenendo conto di tutte le problematiche relative alle diverse specie. Siamo altrettanto certi che tra pochi giorni i cacciatori potranno tornare sul territorio abruzzese con l’attenzione di sempre salvaguardando gli habitat naturali”. Suggeriamo alla Regione Abruzzo- afferma detto il presidente regionale di Federcaccia Ermano Morelli – di intervenire presso il Tribunale amministrativo regionale perché intervenga affinché il Tar consenta di tornare a poter effettuare le attività di caccia nelle aree sopra citate in quanto anche il contenimento della presenza dei cinghiali favorisce in quelle zone la permanenza degli orsi che sono biologicamente più deboli nella competizione alimentare”.
“Tutte le problematiche che si creano ogni hanno– prosegue Ermano Morelli – devono, e possono, essere superate in via definitiva. Solo così si potrà avere una corretta gestione della caccia. Ciò si potrà ottenere con un deciso intervento dell’assessorato regionale affinché la legge regionale venga rispettata sotto ogni aspetto con tutti i soggetti interessati (Regione, Province e Ambiti territoriali di caccia) impegnati nell’attuazione degli specifici ruoli e competenze”.
Federcaccia non esclude, al termine di questa fase valutativa da parte del Tar, in caso di soluzione a favore dei cacciatori dell’intera questione, di rivalersi nei confronti di chi ha bloccato l’attività venatoria dopo che erano state versate le tasse necessarie, causando così un ulteriore danno di carattere economico a migliaia di abruzzesi.