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venerdì 10 maggio 2013

Accolto il ricorso della Provincia per 15 milioni di euro di credito


Accolto dal Tribunale di Roma il ricorso per decreto ingiuntivo presentato dalla Provincia di Teramo contro il Ministero dell’Interno e il Ministero delle Finanze per un importo di 15 milioni di euro: i crediti vantati dall’ente per trasferimenti mai arrivati.
“Vince Davide contro Golia – ha affermato a caldo il presidente Valter Catarra – e la notizia è tanto più importante perché questi sono soldi di cassa con i quali potremo pagare le imprese, far riaprire i cantieri fermi perché l’ente non poteva pagare le ditte. Sono soldi che andranno al territorio per tutto il pregresso che si è accumulato”.
I 15 milioni di euro del decreto ingiuntivo riguardano, infatti, somme impegnate nei precedenti bilanci per investimenti di varia natura, somme, quindi, coperte da assegnazioni dello Stato per trasferimenti dovuti ma mai arrivati nelle casse dell’ente.
Una strada, quella del ricorso per decreto ingiuntivo, suggerito per prima dall’UPI ma non seguito da tutte le Province: oltre a Teramo, al momento altre quattro amministrazioni provinciali hanno vinto la loro causa contro il Governo: si tratta di Treviso, Venezia, Padova e Savona.

Discarica Grasciano 2. Il TAR rigetta il ricorso contro CIRSU



Orazio Di Marcello, sindaco di Mosciano S. Angelo, dal canto suo ricorda le polemiche deflagrate dopo la sospensione dei lavori. “Gli attacchi virulenti delle forze di opposizione moscianesi, sferrati da Emilia Di Matteo, Maria Cristina Cianella e Massimo Martini, così come le analoghe prese di posizione di Flaviana Pavan, Claudio Di Matteo, Giovanni Pompizii e Sabatino Di Emidio di 'Uniti si può per Bellante', o le dichiarazioni del portavoce della Federazione della sinistra di Roseto, Marco Borgatti, secondo il quale si era addirittura toccato l'apice della cattiva amministrazione in tema di rifiuti, come dimostra questo il pronunciamento definitivo del TAR sono nient'altro che parole in libera uscita, prive di consistenza e frutto solo di esercizio dialettico di pessima qualità. Mi piacerebbe proprio sapere - continua Di Marcello - quale è, adesso che sono stati completamente sconfessati, la loro posizione, e se avranno un minimo di onestà intellettuale ammettendo di essersi sbagliati. Di sicuro questi solerti oppositori si sono molto adoperati per intralciare l'operato del CdA del CIRSU e di noi sindaci che, a differenza di loro, ci siamo attivati e continuiamo ad operare per il bene della collettività. E, non dimentichiamolo”, conclude il sindaco di Mosciano S. Angelo, “per dare una prospettiva occupazionale a quei lavoratori per i quali la cassa integrazione scadrà a fine giugno”.

venerdì 1 marzo 2013

Omicidio Rea: Depositato il ricorso di Parolisi


I legali di Salvatore Parolisi hanno depositato stamane a L'Aquila il ricorso in appello contro la sentenza di primo grado con la quale l'ex caporalmaggiore, accusato dell'omicidio della moglie Melania Rea, è stato condannato al carcere a vita con la perdita della patria potestà. Il ricorso del collegio difensivo rappresentato dagli avvocati Valter Biscotti, Nicodemo Gentile e Federica Benguardato si compone di 260 pagine tutte incentrate a smontare le motivazioni con le quali il gup di Teramo, Marina Tommolini, nel corso del giudizio abbreviato condizionato, ha condannato lo scorso ottobre Salvatore Parolisi all'ergastolo.
Nel corposo ricorso depositato in Corte d'appello sono condensati in 12 punti essenziali i motivi secondo cui si ritiene spropositata l'applicazione della massima pena a Parolisi. La terna difensiva, infatti, punta all'assoluzione dimostrando che non esistono prove concrete che a commettere il delitto sia stato il loro assistito. "Il giudice Tommolini non ha valorizzato i risultati della prova scientifica - commenta l'avvocato Gentile un istante dopo aver depositato il ricorso - omettendo le motivazioni sul punto, accogliendo invece i risultati delle prove chieste dalla procura che sono poco marcanti. Il gup ha fondato la sua decisione su elementi non riscontrabili in atti, attraverso un teorema suo privato. Quella nei confronti di Parolisi è una pena esagerata". (AGI)

sabato 2 febbraio 2013

Monticelli: “ contro la ricerca idrocarburi di Villa Mazzarosa faremo ricorso al Capo dello Stato


Facendo riferimento all’istanza di ricerca di idrocarburi gassosi che interessa parte del territorio della provincia teramana, il Sindaco di Pineto Luciano Monticelli, commenta la recente decisione del Comune di Roseto degli Abruzzi di non ricorrere al TAR:
“Solo ieri sera ho saputo, direttamente dal collega Enio Pavone, che il Comune di Roseto degli Abruzzi non riteneva opportuno ricorrere al TAR relativamente alla questione dell’istanza di ricerca idrocarburi”. “A questo punto – continua Monticelli - dobbiamo prendere la palla nuovamente in mano noi di Pineto, come sempre accade, e, data la ristrettezza dei tempi a disposizione, procederemo a proporre ricorso dinanzi al Capo dello Stato. Tale soluzione avrà le stesse garanzie di tutela del TAR, compresa la sospensione cautelare del documento relativo al parere del comitato VIA”.
“Tutta la documentazione – conclude il Sindaco di Pineto – è ora in mano al Responsabile dell’Ufficio Legale del Comune di Pineto, dott. Federico Cucciolini che, in tempi brevi e con la professionalità di sempre, attiverà la procedura di ricorso”.

mercoledì 7 novembre 2012

Riordino Province: Teramo presenta il ricorso al TAR


Ieri mattina, mentre la Corte Costituzionale rinviava a data da destinarsi la seduta sui ricorsi presentati dalle Regioni, la Provincia di Teramo ha deposito al Tar del Lazio il suo ricorso contro l’accorpamento della Provincia di Teramo.
Ieri, a Roma, è andato anche il presidente Valter Catarra che, lunedì sera, in un servizio andato in onda su Porta a Porta (Rai 1) aveva ribadito la sua netta contrarietà al percorso intrapreso dal Governo: “Un Governo tecnico che calpesta la Costituzione nel silenzio della politica” ha dichiarato nel servizio televisivo.
Nel ricorso si chiede l’annullamento della prima deliberazione del Consiglio dei Ministri; della deliberazione del CAL Abruzzo e, ove occorra, anche della deliberazione del Consiglio Regionale del 26 ottobre che propone la soluzione “province zero”. La Provincia, inoltre, si riserva di presentare un’integrazione alle osservazioni una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto sul riordino votato dal Consiglio dei Ministri il 30 ottobre scorso, quello che, di fatto, concludendo l’iter avviato con la spending review, accorpa Teramo all’Aquila.
Nell’istanza, elaborata dallo studio del professor Gennaro Terracciano coadiuvato dall’Avvocatura dell’ente, si delineano numerosi profili di illegittimità:
a) la violazione del principio autonomistico; il Governo ha deliberato criteri di riordino esulanti dalle peculiarità di ciascuna Provincia prevedendo un trattamento difforme per alcune; b) il Cal non equivale, come sancisce la Costituzione in questi casi, alla prevista “iniziativa dei Comuni”; c) in ogni caso il Governo ha deciso di procedere a prescindere dalle risoluzioni di Cal e Regione.
Si ipotizza, quindi, un “eccesso di potere per irragionevolezza, travisamento dei fatti e difetto di istruttoria; violazione della Carta Europea delle Autonomie Locali ratificata dall’Italia.
“Se il presupposto del riordino è, come asserito dal Governo, il contenimento della spesa pubblica, allora, il Consiglio dei Ministri avrebbe dovuto chiarire le motivazioni sottese e l’efficacia di queste misure quantofocando la riduzione della spesa pubblica – dichiara il presidente Valter Catarra – mentre di tutto questo, ovviamente, non vi è alcuna traccia nei provvedimenti assunti. Al contrario, nelle relazioni di accompagnamento al testo del Decreto legislativo viene rappresentata l’impossibilità di qualsivoglia stima e ciò ne denota il carattere meramente propagandistico. Sia il Governo che il Parlamento hanno calpestato i principi Costituzionali italiani e quelli dell’Unione Europea relativamente ai diritti delle collettività locali”.
E proprio in riferimento alla normativa Europea c’è da sottolineare che il 18 ottobre scorso a Strasburgo il Consiglio D’Europa, su proposta della delegazione italiana, rappresentata fra gli altri dal presidente Catarra e da Emilio Verrengia, segreterio generale aggiunto dell’AICCRE ha votato una risoluzione nella quale ci evidenzia che: “i poteri locali intermedi o di secondo livello svolgono un ruolo riconosciuto in numerosi Stati Membri del Consiglio D’Europa dove …costituiscono parte integrante della struttura nazionale di rappresentanza politica e dell’organizzazione territoriale”.

domenica 7 ottobre 2012

L’Abruzzo apre alla caccia del cervo e del capriolo. Il WWF sul piede di guerra


Il WWF esprime la propria ferma opposizione al provvedimento varato dalla Giunta Chiodi volto ad introdurre per la prima volta in Abruzzo, la regione dei parchi, la caccia al cervo e al capriolo. Ma c'è di più..
Il nuovo regolamento demanda alle province la possibilità di autorizzare l’ingresso dei cacciatori nelle aree protette come parchi e riserve.
Il WWF, non appena letto il regolamento pubblicato sul BURA, ha iniziato a lavorare ad un ricorso al TAR per cancellare questo atto che è contrario alla sensibilità verso l’ambiente che in questi decenni è cresciuta nei cittadini abruzzesi. Ricordiamo che già nel 2004 l’allora assessore Sciarretta provò ad aprire la caccia al cervo e al capriolo. In poche settimane il WWF raccolse nelle piazze della regione ben 15.000 firme di abruzzesi indignati per questa ipotesi e l'allora governo regionale fece dietrofront.
Il Regolamento ora approvato contiene numerose illegittimità.
Una vera e propria enormità appare il maldestro tentativo di andare addirittura contro la Legge quadro nazionale n. 394/91 sulle aree naturali protette, che assegna esclusivamente agli enti gestori la potestà di autorizzare, in situazioni estreme, piani di abbattimento.
Il Regolamento, pur richiamando all’inizio la stipula di generici accordi con le aree protette, alla fine nell’articolato delega esclusivamente alle Province la possibilità di autorizzare i cacciatori ad entrare nei parchi per sparare, il che, oltre che inaccettabile, è anche palesemente illegittimo! Ci sono, inoltre, plurime violazioni della stessa Legge regionale sulla caccia n. 10/2004 che in alcune parti verrebbe addirittura innovata dalla Giunta senza passare per il Consiglio!
È stupefacente che nel regolamento per la gestione di queste specie non si citino affatto le efficaci misure di prevenzione di eventuali danni a colture (recinzioni elettrificate; dissuasori olfattivi ecc.) e per gli incidenti stradali (catarifrangenti speciali, anche con emissioni sonore, per spaventare gli animali per non fare attraversare le strade).
Purtroppo in Abruzzo sono adottati, con successo, esclusivamente da alcune aree protette mentre la Regione non solo latita completamente, ma ora si dimentica addirittura di citarli!
A nulla vale il tentativo di minimizzazione operato dalla Regione sulla estrema gravità di questo Regolamento. L’atto adottato dalla Giunta parla espressamente di abbattimenti di cervidi in tutto il Titolo II non a caso intitolato “Gestione faunistico-venatoria dei cervidi”! E l’articolo 6 descrive puntualmente come si autorizzerà l’abbattimento di questi animali mentre l’articolo 7 è dedicato al tipo di armi da usare.

giovedì 27 settembre 2012

Riordino Province: Catarra farà ricorso


Una occasione persa. “IL Cal si è appiattito sulle decisioni del Governo rinunciando ad avere un ruolo; il paradosso è che questa decisione arriva mentre è chiaro a tutti che il confuso dibattito sulle Province ha fatto da paravento ai veri costi impropri della politica: il fallimento del federalismo regionale e la cattiva gestione della Pubblica amministrazione”.
La Provincia di Teramo, ieri al Cal rappresentata dal presidente del Consiglio, Mauro Martino, non ha partecipato al voto allontanandosi dall’assemblea e nelle prossime ore presenterà ricorso.
"Una scelta ben precisa e coerente con quanto sosteniamo da mesi. Sono numerosi i profili contestabili: non riconosco al Cal, un organismo di rango non costituzionale, il potere di esprimersi sulla soppressione di enti costituzionalmente garantiti nel più totale dispregio dell’articolo 133 che definisce in maniera molto netta che il mutamento delle circoscrizioni provinciali sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, con la partecipazione delle popolazioni interessate. Per le stesse ragioni sono impugnabili sia il Decreto sulla spending review che i provvedimenti legislativi conseguenti. Voglio solo ricordare che il Tar del Lazio, sul ricorso già presentato dalla Provincia di Matera si è riservato di decidere ma non lo ha dichiarato inammissibile come in tanti andavano predicando" sottolinea il presidente della Provincia, Valter Catarra.
Il presidente del Consiglio, Mauro Martino, ieri ha abbandonato l’assemblea al momento del voto: “La comunità teramana è stata lasciata sola, è l’unica ad essere penalizzata mentre in altre Regioni, i Cal, stanno scegliendo strade ben diverse e in alcuni casi molto lontane dal provvedimento del Governo in difesa della coesione sociale dei propri territori”.
La Provincia, quindi, si appresta a presentare il ricorso, termine ultimo il 5 novembre L’Avvocatura provinciale sta valutando di integrare, nell’impugnativa al TAR, non solo l’opposizione alla delibera del Consiglio dei ministri del 20 luglio scorso, ma anche alla stessa proposta del CAL Abruzzo ed eventualmente al pronunciamento finale della Regione, previsto per il 22 ottobre. La possibilità di impugnare la "spending review" e i conseguenti provvedimenti attuativi è stata pure evidenziata dal parere del professor Piero Alberto Capotosti emerito di diritto costituzionale e già presidente della Consulta.

mercoledì 5 settembre 2012

Consorzio Piomba-Fino, il Comune di Pineto ricorre contro il consuntivo 2011


Il Comune di Pineto ha scelto di ricorrere contro la delibera del Consorzio Piomba-Fino relativa all’approvazione del conto consuntivo 2011. Lo annuncia il sindaco Luciano Monticelli, che torna a scagliarsi contro la gestione economica dell’ente.
“Ci addebitano somme non nostre – accusa il primo cittadino – ed è tempo di dire basta a questo modus operandi”. Il riferimento è ai debiti maturati negli anni passati per la gestione della raccolta dei rifiuti da parte del Consorzio e non estinti dai Comuni interessati e agli interessi maturati su accordi transattivi con le società che gestiscono le discariche.
Si tratta di tutti debiti che il Comune di Pineto ha regolarmente onorato, mentre quelli degli altri Comuni e dei relativi interessi di mora vanno a confluire nel disavanzo di gestione, con la conseguenza che il capoluogo adriatico si trova a dover pagare la sua quota e successivamente anche parte di quella spettante agli altri Comuni.
“In sede di approvazione – continua Luciano Monticelli – il Comune di Pineto ha già espresso un voto contrario al conto consuntivo in questione, oltre a far richiesta dell’accesso agli atti, cosa che non è ancora stata consegnata a Palazzo di Città”.
Da qui la decisione del Comune pinetese di ricorrere contro l’atto deliberativo in questione e di intraprendere una serie di azioni per la sua tutela giuridica nei confronti del Consorzio.
“Il nostro Comune – avvisa il sindaco – è assolutamente in grado di pagare, ma ciò non vuol dire che dobbiamo sopperire alle mancanze degli altri enti. È ora di rispettare il principio di collaborazione. Da una verifica contabile risulta che Pineto non ha nessun debito e ciononostante al nostro ente è stata addebitata anche la quota interessi su presunti debiti. È tempo di dire basta”.
Monticelli sottolinea il fatto che, ormai, dal rapporto con il Consorzio Piomba-Fino, scaturiscono per il Comune pinetese soltanto passività e che l’ente ha esaurito il suo scopo sociale. “Pertanto – anticipa il primo cittadino – sono soltanto in attesa del benestare da parte della maggioranza per inserire l’argomento tra i punti all’ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale e decidere così finalmente sull’uscita del Comune di Pineto dal Consorzio. Rimanere non ha ormai più senso”.