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giovedì 9 maggio 2013

Patto dei Sindaci: presentato il primo rapporto


Nel corso del primo incontro dei coordinatori territoriali del Patto dei sindaci in Italia dal titolo “La multi-level governance del Patto dei Sindaci: esperienze, potenzialità e sfide” organizzato dalla regione Abruzzo e dall’Ufficio del Patto dei Sindaci di Bruxelles, l’assessore all’Ambiente, Francesco Marconi, ha presentato i dati del primo rapporto sullo stato d’attuazione del programma europeo per la riduzione dei gas serra.
“Tutti i comuni del nostro territorio hanno aderito al Patto e tutti hanno già redatto il Piano d’azione per l’energia sostenibile, in molte amministrazioni sono aperti i cantieri e in altri gli interventi di questa prima fase si sono conclusi – dichiara in proposito l’assessore – fra i risultati tangibili, così come certificato dal GSE – Gestione servizi energetivi – la provincia teramana registra uno spettacolare incremento del fotovoltaico, più 1000%. Un risultato al quale hanno certamente contribuito le attività del Patto”.
Infatti, fra gli interventi proposti e realizzati dai Comuni, i tetti fotovoltaici la fanno da padrone; in misura meno significativa troviamo gli impianti solari termici; poi ci sono le opere per rendere più efficienti, da un punto di vista energetico, gli edifici; la riqualificazione delle centrali termiche.
In molti Comuni, soprattutto quelli montani, c’è la riduzione di 1 grado di temperatura negli edifici pubblici mentre fra le misure organizzative spicca la decisione di adottare un “allegato energetico” al Piano regolatore e l’istituzione di un “Catasto comunale degli interventi energeticamente sostenibili” .
Tutti i dati sul secondo numero di “InPatto zero” la rivista della Provincia dedicata al progetto del patto dei Sindaci, scaricabile dal sito all’indirizzo:
http://www.provincia.teramo.it/patto-europeo-dei-sindaci/newsletter-inpatto-zero/inpatto-zero-numero-1-anno-2
Lo scopo del patto dei sindaci è quello di raggiungere e migliorare l’obiettivo 20-20-20, ovvero almeno il 20% di risparmio energetico, il 20% di riduzione delle emissioni di CO2 e l’aumento fino al 20% della percentuale di fonti rinnovabili nel consumo energetico finale, entro il 2020.

venerdì 11 maggio 2012

Rapporto rifiuti 2011: la differenziata è al 44% nella nostra provincia


Presentati oggi in Provincia i dati del Rapporto rifiuti urbani 2011 alla presenza dell’assessore provinciale all’ambiente, Francesco Marconi, dell’assessore regionale Mauro Di Dalmazio, dei consiglieri provinciali Carlo Di Cesare e Diego Di Bonaventura. 
Dal Rapporto 2001 emerge che la percentuale di raccolta differenziata sul territorio provinciale è pari al 43.96%, con 9 Comuni che hanno superato l’obiettivo del 60% previsto dalla normativa vigente in materia ambientale per l’anno 2011, che sono: Torano, Canzano, Giulianova, Nereto, S. Egidio alla Vibrata, Teramo, Sant’Omero, Castellalto e Tortoreto. 
“Diminuisce la produzione di rifiuti indifferenziati – spiega l’assessore provinciale all’Ambiente, Francesco Marconi – e aumenta contestualmente la produzione di rifiuti raccolti in maniera differenziata, con una variazione percentuale del 13,5%; si conferma così un trend estremamente positivo dal 2009 ad oggi sul nostro territorio. La frazione più importante è ovviamente rappresentata dall’organico, al 45%; per questo stiamo portando avanti il discorso del compostaggio domestico, che può dare ottimi risultati soprattutto nei comuni delle aree montane”. 
Nel complesso, si registra una leggera flessione nella produzione totale di rifiuti urbani nel 2011 rispetto all’anno precedente, che passano da circa 169mila e 600 tonnellate a circa 167mila e 900 tonnellate. Diminuisce la produzione di rifiuti indifferenziati (da oltre 104mila tonnellate a 93mila e 600 tonnellate circa) e aumenta la produzione di rifiuti raccolti in maniera differenziata: da circa 65mila tonnellate nel 2010 a circa 74mila tonnellate nel 2011. Diminuisce anche la produzione dei rifiuti pro-capite, che passano dai 545kg/ab/anno a 538kg/ab/a. a fronte di un aumento significativo del dato della raccolta differenziata pro-capite: dai 210kg/ab/a del 2010 ai 238kg/ab/a del 2011. 
Per quanto riguarda la produzione dei rifiuti per comprensorio, è l’Unione dei Comuni Val Vibrata a registrare la migliore prestazione, con il 52,64% di raccolta differenziata, seguita dal Consorzio Piomba-Fino (50,91%), da MO.TE. (42,4%) e Cirsu (31,4%). 
A livello di sistema impiantistico, le discariche autorizzate sono quella del Cirsu, sita in località Grasciano di Notaresco, e quella sita in località Santa Lucia di Atri del Consorzio Piomba-Fino. Per la discarica di Sant’Omero, l’Unione dei Comuni Val Vibrata ha manifestato la volontà di procedere alla riattivazione dell’invaso per la sua volumetria residua (pari a circa 28mila metri cubi) ed è in fase di attivazione l’iter procedimentale per l’ottenimento dell’AIA (autorizzazione integrata ambientale). 
L’assessore regionale all’ambiente, Di Dalmazio, ha illustrato Piano di programmazione impiantistica 2012-2015 per le attività di trattamento, smaltimento e recupero rifiuti, con particolare riferimento agli interventi previsti nel territorio teramano.
“Sotto il profilo della percentuale di raccolta differenziata – dichiara l’assessore Di Dalmazio -, la Provincia di Teramo è quella che mostra la prestazione migliore. Nella programmazione impiantistica regionale del prossimo triennio saranno previste risorse per 12 milioni di euro da fondi Fas più altri 6 milioni di euro circa e ci sarà un bando rivolto ai Comuni, elaborato sulla base di criteri di premialità, che hanno le percentuali maggiori di raccolta differenziata e attuano pratiche di riduzione a monte della produzione di rifiuti”. 
Dall’analisi delle nuove esigenze del territorio sono emerse delle proposte impiantistiche, che richiedono un aggiornamento della programmazione provinciale. In particolare, per quanto riguarda gli impianti di trattamento le proposte sono: il revamping, ossia la ristrutturazione, del polo tecnologico Cirsu e la proposta di un impianto anaerobico per la valorizzazione dell’organico, sul modello dell’impianto di eccellenza di Vedelago, nel sito in cui era previsto l’impianto di bioessicazione della Te.Am, il cosiddetto biodigestore, in località Terrabianca. Per le piattaforme ecologiche gli interventi in programma sono invece: la riattivazione della piattaforma di tipo A del Cirsu; la realizzazione di una piattaforma di tipo A per il Consorzio Mote e l’attivazione della piattaforma di tipo B di Sant’Omero, attualmente autorizzata come centro di trasferenza. Prevista anche la realizzazione di un ulteriore impianto per il Consorzio Piomba-Fino ad Atri. 
“La nuova programmazione è improntata al principio di trasformare le criticità in opportunità – chiosa Di Dalmazio -, da tenere presente che il completamento del sistema impiantistico provinciale ha anche importanti risvolti sul piano occupazionale, penso in particolare al riassorbimento degli ex dipendenti Sogesa che è strettamente legato alla riattivazione del polo tecnologico di Grasciano”. L’assessore Di Dalmazio ribadisce che la Regione, in caso di inadempienze ed inerzie da parte dei Consorzi attuatori, è determinata ad esercitare le necessarie funzioni sostitutive mediante il commissariamento.

martedì 27 marzo 2012

Amnesty International: pena di morte, allarmante livello di esecuzioni



I paesi che hanno eseguito condanne a morte nel 2011 lo hanno fatto a un livello allarmante, ma i paesi che usano ancora la pena capitale sono diminuiti di oltre un terzo rispetto a un decennio fa.
È quanto dichiarato da Amnesty International nel suo rapporto annuale sulla pena di morte, secondo il quale nel 2011 solo il 10 per cento dei paesi, 20 su 198, hanno eseguito condanne a morte.
Sentenze capitali sono state emesse o eseguite per tutta una serie di reati, tra cui adulterio e sodomia in Iran, blasfemia in Pakistan, stregoneria in Arabia Saudita, traffico di resti umani nella Repubblica del Congo e in oltre 10 paesi per reati di droga.
I metodi d'esecuzione hanno compreso la decapitazione, l'impiccagione, l'iniezione letale e la fucilazione.
Nel corso del 2011 sono state messe a morte almeno 676 persone mentre erano almeno 18.750, alla fine dell'anno, i prigionieri in attesa dell'esecuzione.
Questi dati, tuttavia, non includono le migliaia di esecuzioni che Amnesty International ritiene abbiano avuto luogo in Cina, dove queste informazioni non sono rese pubbliche. I dati non tengono neanche conto della probabile effettiva dimensione della pena di morte in Iran, dove secondo Amnesty International un significativo numero di esecuzioni non è stato reso noto ufficialmente.
"La vasta maggioranza dei paesi ha deciso di non usare più la pena di morte. Il nostro messaggio ai leader di quella isolata minoranza di paesi che continua a ricorrervi è chiaro: non siete al passo col resto del mondo su questo argomento ed è tempo che prendiate iniziative per porre fine alla più crudele, disumana e degradante delle punizioni" - ha dichiarato Salil Shetty, Segretario generale di Amnesty International.
In Medio Oriente c'è stato un profondo aumento delle esecuzioni ufficiali, almeno il 50 per cento in più del 2010, determinato da quattro paesi: Arabia Saudita (almeno 82 esecuzioni), Iran (almeno 360), Iraq (almeno 68) e Yemen (almeno 41). L'aumento in Iran e Arabia Saudita giustifica, da solo, la differenza di 149 esecuzioni a livello mondiale rispetto ai dati del 2010.
Migliaia di persone sono state messe a morte in Cina, più che nel resto del mondo. I dati sulla pena di morte sono un segreto di stato. Amnesty International ha cessato di fornire dati basati su fonti pubbliche cinesi, poiché è probabile che sottostimino enormemente il numero effettivo delle esecuzioni.
Amnesty International ha rinnovato la richiesta alle autorità cinesi di pubblicare i dati relativi alle condanne a morte e alle esecuzioni, per poter accertare se sia vero quanto da esse affermato, e cioè che una serie di modifiche alle leggi e alle procedure ha ridotto significativamente, negli ultimi quattro anni, l'uso della pena di morte.
Per quanto riguarda l'Iran, Amnesty International ha ricevuto informazioni affidabili secondo le quali vi è stato un gran numero di esecuzioni non confermate o persino segrete, che raddoppierebbe il dato di quelle ufficialmente riconosciute.
In violazione del diritto internazionale, in Iran sono stati messi a morte almeno tre prigionieri condannati per reati commessi quando avevano meno di 18 anni. Una quarta, non confermata, esecuzione di un minorenne al momento del reato sarebbe avvenuta sempre in Iran e ancora un'altra avrebbe avuto luogo in Arabia Saudita.
Gli Stati Uniti d'America sono stati ancora una volta l'unico paese delle Americhe e, nel 2011, l'unico stato membro del G8, a eseguire condanne a morte, 43 in totale. L'Europa e lo spazio ex sovietico sono risultati liberi dalle esecuzioni con l'eccezione della Bielorussia, dove sono stati messi a morte due prigionieri. Il Pacifico è risultato una regione libera dalla pena di morte con l'eccezione di Papua Nuova Guinea, dove sono state emesse cinque condanne a morte.
In Bielorussia e Vietnam, né i prigionieri né i loro familiari e avvocati sono stati informati delle imminenti esecuzioni. Esecuzioni pubbliche sono avvenute in Arabia Saudita, Corea del Nord, Iran e Somalia.
Nella maggior parte dei paesi dove sono state emesse o eseguite condanne a morte, i procedimenti giudiziari non hanno rispettato gli standard internazionali sui processi equi. In alcuni casi, si sono basati su "confessioni" estorte con la tortura o altre forme di coercizione, come in Arabia Saudita, Cina, Corea del Nord, Iran e Iraq.

Cittadini stranieri sono stati colpiti in modo sproporzionato dalla pena di morte, soprattutto in Arabia Saudita, Malesia, Singapore e Thailandia.
Il rapporto di Amnesty International sottolinea, tuttavia, come anche nei paesi che hanno continuato a usare massicciamente la pena di morte, siano stati fatti alcuni passi avanti.
In Cina, il governo ha eliminato la pena di morte per 13 reati, prevalentemente di natura economica, e sono state presentate al Congresso nazionale del popolo una serie di misure per ridurre il numero dei casi di tortura durante la detenzione, rafforzare il ruolo degli avvocati difensori e assicurare che gli imputati di reati capitali siano rappresentati da un legale.
Negli Stati Uniti d'America, il numero delle esecuzioni e delle nuove condanne a morte è notevolmente diminuito rispetto a 10 anni fa. L'Illinois è diventato il 16° stato abolizionista e l'Oregon ha annunciato una moratoria. Vittime della criminalità hanno preso posizione contro la pena capitale.
"Anche all'interno del piccolo gruppo di paesi che hanno eseguito condanne a morte nel 2011, assistiamo a progressi graduali. Sono piccoli passi avanti, ma misure di questo genere hanno ultimamente dimostrato di poter condurre alla fine della pena capitale. Non succederà improvvisamente, ma siamo convinti che arriverà il giorno in cui la pena di morte sarà stata consegnata alla storia" - ha concluso Shetty.
Amnesty International si oppone alla pena di morte in qualunque circostanza, a prescindere dalla natura del crimine commesso, dalle caratteristiche del suo autore o del metodo di esecuzione. La pena di morte viola il diritto alla vita ed è la punizione più crudele, disumana e degradante.
Leggi rapporto completo: